Bye Bye Blues, la prima stella Michelin al femminile

E’ stata la prima donna a ottenere in Sicilia la stella Michelin: era il 2010 e con costanza Patrizia Di Benedetto non solo ha mantenuto il prestigioso riconoscimento ma ha anche aggiunto le due forchette della guida del Gambero Rosso e i due cappelli dell’Espresso.
Il suo Bye Bye Blues di Mondello è rimasto negli anni un punto di riferimento per Palermo e dintorni con una cucina moderna ma dai sapori intensi della tradizione siciliana, con ingredienti di primissima scelta.
L’avvio della carriera della chef risale all’inizio degli anni ’90, quando non era facile trovare una donna nell’alta ristorazione, settore che sembrava di pertinenza esclusiva degli uomini. Eppure, facendo leva sulla formazione familiare, gli studi e le esperienze all’estero – soprattutto negli Stati Uniti – Patrizia Di Benedetto è riuscita a inserirsi in questo mondo e il primo riconoscimento è arrivato già nel 1997: il premio dell’Espresso come migliore pasticceria da ristorazione d’Italia.
“Per questo – spiega lei stessa – qui i dolci sono trattati con particolare rispetto. Come tutte le pietanze, così anche i dolci, biscotti e gelati sono preparati nelle nostre cucine. Il semifreddo di ricotta con marmellata di arance amare è il piatto che riuscì a farmi ottenere questo riconoscimento. Tra i dolci che prendono ispirazione dalle nostre tradizioni mi piace ricordare la cagliata di gelsomino con gelo di anguria e meringhe alla cannella. Un piatto della memoria”.
Quanto alle scelte per il menù, aggiunge sul sito del suo ristorante: “La mia è una cucina che nasce dai sapori e odori intensi della Sicilia e che viene esaltata da moderne tecniche culinarie. I piatti della memoria diventano protagonisti del cambiamento delle nostre abitudini e del nostro modo di mangiare. Un abbinamento sorprendente, un ingrediente inaspettato, una lavorazione insolita. Ma persiste il ricordo di un piatto cucinato con amore, il cibo che fa bene all’anima”.
Sicilia in evidenza nelle qualità del pescato, dal gambero rosso di Mazara ai ricci di mare e alle seppie.
Ragguardevole pure l’itinerario di terra. Possibili menù degustazione a quattro o cinque portate più dessert.
Cantina adeguata e ben fornita. Il ristorante ha uno stile minimal ma elegante, accoglienza discreta e la chef non si nega alla presenza in sala.
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